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Categoria: Digital

10 citazioni ispiranti sul Marketing e la Comunicazione

Lasciati ispirare dalle frasi selezionate all'interno di questo articolo. Lasciati trasportare dalle riflessioni che seguiranno.

Il Marketing e la Comunicazione sono settori estremamente complessi e che richiedono un alto livello di competenze per potervi accedere. Non si possono certo spiegare con una manciata di frasi. Ci sono però delle citazioni che permettono di riassumere in poche parole alcuni punti chiave di questi due mondi profondamente interconnessi tra loro.

Per lavorare in un ufficio marketing o diventare responsabile della comunicazione di un’azienda è fondamentale conoscere l’intreccio tra queste due discipline. Significa possedere la giusta combinazione tra soft skill e hard skill. Significa avere passione, dedizione e consapevolezza.

Per questo motivo, ogni frase è accompagnata da una breve riflessione, contestualizzando la citazione e tentando di sviluppare un esercizio critico intorno ad essa.

Seth Godin

«Le persone non comprano prodotti e servizi, ma relazioni, storie e magia.»

Vendere un prodotto o un servizio è oggi una pratica molto più complessa rispetto al passato.

I consumatori sono più selettivi e consapevoli nelle loro scelte di consumo. Si parla a tal proposito di «consumatori postmoderni» o «consum-attori». Il brand viene scelto perché rappresenta un modo di essere, uno stile di vita, una precisa visione di mondo.

Il marchio non è più soltanto un nome impresso o un’etichetta di accompagnamento, ma porta con sé valori e significati profondi. Alla dimensione materiale si sostituisce la dimensione valoriale.

Il consumatore cerca soprattutto un partner con cui instaurare una relazione e dal brand si aspetta una narrazione coerente e ricca di significato. L’atto di acquisto esprime la volontà di entrare all’interno di una storia pervasiva e capace di diffondere magia ed emozione.

Cosa si aspettano oggi le persone da un brand? Relazioni. Storie. Magia.

Philip Kotler

«Vi sono due tipi di imprese: quelle che cambiano e quelle che scompaiono.»

Viviamo in un’era di grandi cambiamenti e trasformazioni. Questi processi devono essere affrontati e governati con coraggio e consapevolezza. Pena: il rischio di rimanere indietro rispetto alla concorrenza e la conseguente esclusione dal mercato. Come ci insegna Philip Kotler, chi non si adatta e non si evolve prima o poi scompare!

 Il brand e l’impresa devono produrre valore per il cliente, soddisfacendo i bisogni profondi dei consumatori e dialogando con il proprio pubblico di riferimento. 

Parole chiave: ascolto, interazione, personalizzazione, cambiamento. Il tutto deve essere necessariamente condito con un buon processo di digitalizzazione, offrendo servizi accessibili in Rete e curando la propria presenza digitale. Magari evitando di affidarsi al cuggino bravo con il computer.

Sei d’accordo con questo spunto di riflessione? Cosa fai per essere sempre pronto alle sfide di ogni giorno?

Martin Lindstrom

«I prodotti sono creati nelle fabbriche, i brand sono creati nella mente.»

Quando si lancia un nuovo prodotto e si tenta di posizionarlo in un ipotetico mercato di riferimento, bisogna tenere bene a mente che il prodotto è una cosa, mentre il brand è un’altra.

Il prodotto è composto dalle caratteristiche tattili e visive, dagli aspetti tecnici, tecnologici e creativi. Il brand ha a che fare con l’insieme di valori, significati, emozioni; tutti quei fatti e quelle narrazioni passate, presenti e future. Si tratta tutto ciò che ruota attorno al prodotto vero e proprio e che ne influenza la reputazione e la percezione agli occhi del consumatore. Per dirla in altri termini: il prodotto è ciò che si vede, il brand è ciò che si sente.

 

Far conoscere un brand significa diffondere il suo logo, la sua storia, le sue peculiarità rispetto ai competitor, i suoi punti di forza. Significa imprimere con efficacia un ricordo nella mente delle persone. Il lavoro di costruzione dell’immagine è un’operazione lenta, che si costruisce giorno per giorno. I brand assumono significato attraverso operazioni di storytelling, facendo leva su ricordi e producendo emozioni profonde.

Nelle fabbriche si attuano delle operazioni precise e puntuali per realizzare al meglio un prodotto. Così nel marketing e nella comunicazione ci sono strategie e accortezze di cui bisogna tenere conto per far sì che l’immagine desiderata dall’impresa sia il più simile possibile all’immagine percepita dalle persone.

Yuval Noah Harari

«In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere.»

Viviamo in un’era caratterizzata da una sovrabbondanza di informazioni. Il flusso di notizie è così massiccio e repentino da farci perdere l’orientamento. Spesso non riusciamo a distinguere la buona informazione da quella cattiva, le notizie vere da quelle false, i fatti sensazionali da quelli sensazionalistici.

A tal proposito si parla spesso di infodemia, ovvero di quel fenomeno che consiste nella «circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.» (Treccani).

Siamo nell’era della postverità, dove lo storytelling soppianta la razionalità dell’informazione. Tutto ciò che genera emozione può diventare realtà ed essere considerato vero semplicemente perché “si tratta di una bella storia”.

L’istruzione, il continuo aggiornamento e la buona informazione sono condizioni indispensabili per affrontare con lucidità il nostro tempo. Ed è proprio la lucidità di cui parla Yuval Noah Harari a essere la vera arma vincente, lo scettro del potere nel XXI secolo.

Citazione tratta dal libro 21 Lezioni per il XXI secolo, Harari Y.N. (2018), Bompiani

Jonathan Gottschall

«Le storie sono il collante della vita sociale umana, definiscono i gruppi e li tengono saldamente uniti.»

L’essere umano è un animale narrante. Raccontiamo storie dall’origine della specie. I nostri avi lo facevano con i pittogrammi rupestri, poi tramandandosi i racconti a voce e infine scrivendoli su carta. C’è chi la chiama narrazione e chi preferisce usare il termine storytelling. In ogni caso, la sostanza non cambia.

Dalle pennellate su tela, passando per il cinema, la radio, la fotografia, la televisione e i social media: ogni mezzo di comunicazione ha una sua narratività intrinseca. Questo vale anche per il brand storytelling.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: non si può distinguere il marketing moderno dal marketing narrativo.

Le persone non vanno semplicemente convinte ad acquistare un prodotto o un servizio. È necessario sedurle e conquistarle, immergerle in un universo narrativo e renderle parte attiva della nostra storia.

Citazione tratta dal libro L’istinto di narrare. Come le storie ci rendono umani, Gottschall J. (2014), Bollati Boringhieri

Henry Ford

«Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo.»

Quella di Henry Ford è una delle frasi più iconiche del mondo del marketing, applicabile a ogni campo di questo settore. Si tratta di una frase talmente emblematica da diventare un dogma. Non è possibile esprime questo concetto meglio di così e non si può confutarlo. Ti spiazza e ti apre gli occhi.

La pubblicità è forse lo strumento di marketing più noto, tanto da essere spesso confusa con il marketing stesso. In realtà, la pubblicità rientra sotto la categoria della promozione, una delle 4 leve del marketing. La variabile promozione, insieme alle variabili prodotto, prezzo e distribuzione (placement), va a definire il cosiddetto Marketing Mix (modello delle 4 P).

La pubblicità non è il marketing, ma la pubblicità è marketing. Chi pensa di rinunciare a una buona strategia, pubblicità compresa, sta commettendo un grave errore.

Il marketing è il carburante per la tua automobile. Puoi continuare a viaggiare senza fare benzina e ignorare la spia della riserva che si accende: non ti stupire se a un certo punto l’auto si ferma e ti abbandona in mezzo alla strada.

L’aforisma è spesso attribuito a Henry Ford. Non è stato però possibile verificare la fonte.

Steve Jobs

«Il tuo tempo è limitato, non sprecarlo vivendo la vita di qualcun altro. Abbi il coraggio di seguire il tuo cuore e il tuo intuito. Il resto viene dopo.»

Tra le tante lezioni che ci ha lasciato Steve Jobs, questa è senza dubbio la nostra preferita.

Vivere una vita piena e soddisfacente dovrebbe essere il primo obiettivo di ogni persona. Abbandonare la propria vocazione per paura di fallire, significa scegliere un’altra strada rispetto a quella che avresti voluto veramente percorrere.

Nel Digital ci sono infinite possibilità di autorealizzazione e sulla pagina di Midable cerchiamo di raccontarti giorno per giorno ogni aspetto di questo meraviglioso mondo. 

Prenditi il tuo tempo, guardati intorno, trova ciò che ami e segui la tua strada. Non ignorare la voce che rimbomba nella tua testa. Tenta. Sperimenta. Fallisci. Ritenta. Alla fine del percorso vedrai macerie dietro di te, ma guardando avanti vedrai il futuro che desideri. Il tuo futuro. Per questo, come ci ha insegnato Steve: stay hungry, stay foolish.

Citazione tratta dal discorso tenuto da Steve Jobs all’Università di Stanford, 12 Giugno 2005
Steve Jobs (San Francisco, 24 febbraio 1955 – Palo Alto, 5 ottobre 2011): imprenditore, folle, genio.

Sergio Zyman

«La pubblicità, per come la conoscevamo, è morta. Non funziona più, è un colossale spreco di denaro.»

Per Sergio Zyman, ex Head of Marketing di Coca Cola, la pubblicità non è soltanto ciò a cui viene comunemente associata, ovvero le affissioni in strada e gli spot televisivi. La pubblicità è molto di più: «branding, packaging, pubblicità di testimonial, sponsorizzazioni […] customer service, il modo in cui tratti i dipendenti e anche il modo in cui il tuo personale risponde al telefono». Tutto questo può portare beneficio all’immagine del prodotto/servizio e contribuire al successo del piano di marketing nel suo complesso.

Diciamolo chiaramente: l’era dell’interruption marketing è finita. Era già finita ai tempi di Zyman, che ha scritto queste parole nel 1999. Serviva soltanto qualcosa di nuovo. E ben presto quel qualcosa sarebbe arrivato.

Parliamo ovviamente della grande rivoluzione digitale ancora in atto. Il Digital Marketing ha cambiato il paradigma dell’advertising e del modo di ottimizzare l’incontro tra la domanda e l’offerta. Le persone si imbattono finalmente in contenuti che vogliono vedere e con cui hanno piacere a interagire: content marketing, influencer marketing, adv personalizzate e così via.

Il settore del marketing è sempre stato soggetto a cambiamenti radicali, adattandosi ai tempi e rinunciando gradualmente alle tecniche del passato divenute col tempo inefficaci.

Allora ricorda di tenere gli occhi ben aperti e le orecchie sempre tese. Se non ti evolvi rischi di farti del male. «Se non apri gli occhi, finirai per distruggere la tua azienda e il tuo brand».

Citazione tratta dal libro The End of Marketing as We Know It, Zyman S. (1999)

Elon Musk

«È molto importante ricevere feedback di continuo, così da riflettere su ciò che hai fatto e su come potresti farlo meglio.»

Elon Musk è indubbiamente una persona di successo: Paypal, SpaceX, Hyperloop, Tesla, Solar City, Open AI e tanto altro ancora. Al centro delle sue aziende e dei suoi progetti c’è un unico filo conduttore: la tecnologia e il problem solving. La sua ossessione per questi due temi lo porta a realizzare imprese che agli occhi delle altre persone potrebbero sembrare folli (e per inciso, molte volte lo sono). 

Per Elon Musk ci sono due elementi che rendono possibile a una nuova tecnologia di penetrare all’interno del mercato di massa.

  1. Il primo elemento è la scalabilità, ovvero la possibilità di realizzare economie di scala, applicando la tecnologia a più prodotti serializzati.
  2. Il secondo elemento è il duro lavoro sul design, ovvero il continuo miglioramento che passa attraverso il rilascio di più versioni da ottimizzare, fino ad arrivare al prodotto perfetto.

Tecnologia e Problem Solving sono due elementi formidabili per cambiare in meglio la vita delle persone. E costruire un futuro migliore. Tutto questo risulta vano senza un valido sistema di feedback a ciclo continuo, il cosiddetto feedback loop: realizzare, ricevere feedback, implementare i miglioramenti, realizzare, ricevere feedback, e così via.

Che ne pensi? Hai già implementato nel tuo lavoro un sistema di feedback che possa garantirti un miglioramento continuo?

Citazione originale dall’archivio di Goodreads: “I think it’s very important to have a feedback loop, where you’re constantly thinking about what you’ve done and how you could be doing it better”

Oscar Wilde

«L’esperienza non ha alcun valore morale. È soltanto il nome che le persone danno ai propri errori.»

Il nostro è un lavoro che si basa principalmente sull’esperienza. E cos’è l’esperienza se non il frutto di fallimenti, errori, tentativi, miglioramenti e nuove implementazioni per raggiungere il successo personale e professionale? L’esperienza non è una virtù, né un valore morale: sono le cicatrici intangibili, i segni invisibili che forgiano ogni professionista degno di questo nome.

Ecco perché è fondamentale leggere, studiare, implementare quanto imparato, andare per tentativi e saper “rompere” le regole con consapevolezza. È solo con l’esperienza che si può far fruttare quella preziosa e fondamentale base teorica.

Per i moralisti l’esperienza è una sorta di avvertimento, uno strumento efficace per la formazione del carattere, «qualcosa che ci insegna cosa seguire e ci mostra cosa evitare». Eppure, Oscar Wilde ritiene che l’esperienza non abbia «forza motrice»: è soltanto la dimostrazione che «il nostro futuro sarà uguale al nostro passato», con la semplice differenza che «gli errori prima commessi con disgusto, li ripeteremo molte altre volte, ma con gioia» (Oscar Wilde, 1890).

Cosa pensi che sia l’esperienza? Un modo per forgiare il carattere o semplicemente una maggior consapevolezza sugli errori da (evitare di) rifare?

Fonte: «Experience was of no ethical value. It was merely the name men gave to their mistakes». [Oscar Wilde (1890), The Picture of Dorian Gray, ed. 2006, Oxford University Press, Oxford, England, p.52]. Traduzione e adattamento originale a cura di @midable_ita. Per l’utilizzo del termine “morale” al posto di “ethical” ci si è ispirati alla traduzione di Ugo Dettore (trad. it. Il ritratto di Dorian Gray, BUR 1975, ed. dicembre 2009, p.62).